Auguri di stupro: piccolo spaccato della società moderna

«La cultura dello stupro è un complesso di credenze che incoraggiano l’aggressività sessuale maschile e supportano la violenza contro le donne. Questo accade in una società dove la violenza è vista come sexy e la sessualità come violenta. In una cultura dello stupro, le donne percepiscono un continuum di violenza minacciata che spazia dai commenti sessuali alle molestie fisiche fino allo stupro stesso. Una cultura dello stupro condona come “normale” il terrorismo fisico ed emotivo contro donne. Nella cultura dello stupro sia gli uomini che le donne assumono che la violenza sessuale sia “un fatto della vita”, inevitabile come la morte o le tasse.» -Emilie Buchwald, Pamela Fletcher, Martha Roth; Transforming a Rape Culture, Minneapolis (1993), MN: Milkweed Editions

Innumerevoli volte sui social sotto post o foto di donne famose capita di leggere commenti degli haters fra i quali numerosi sono i cosiddetti “auguri di stupro“? Quei commenti da cosa scaturiscono? Dove affondano le radici della cultura dello stupro?

Illustrazione di Annalisa Grassano

Oggettizzazione della donna

Oggettivare un essere umano equivale a deumanizzarlo, rendendolo privo di potere decisionale e privo di ogni caratteristica umana. La deumanizzazione è una delle basi su cui si fonda il razzismo e ogni tipo di discriminazione. Essa legittima la violenza ed ogni altra azione dannosa (anche moralmente) nei confronti della vittima, perché “non umana” sminuendo, inoltre, il suo ruolo sociale. Un esempio? Sarà capitato a tutti di leggere in questi ultimi giorni della capitana della Sea Watch, Carola Rackete. Nella maggior parte dei giornali si legge della “capitana Carola”, non accadde lo stesso per il capitano Schettino, ai tempi.

Notate la differenza? Una donna che ricopre una carica di un certo rilievo viene ricordata per il nome proprio e non per il cognome, come si fa per un uomo verso il quale è necessario rivolgersi con un certo rispetto e ufficialità. Tutto ciò affonda le basi nel concetto dell’oggettivazione femminile che è di tipo sessuale. La donna viene vista, seppur velatamente, come un oggetto sessuale atto a soddisfare i piaceri altrui (più strettamente del maschio dominante).

Dal sessismo alla cultura dello stupro

Prova di questa teoria i numerosi auguri di stupro fatti alla capitana dopo essere sbarcata. Questa tipologia di auguri deve essere considerata come un promemoria per la donna che deve ritornare al posto di oggetto da sempre “destinatole”.

N.B. Anche un uomo può essere vittima di stupro. Tuttavia, poiché i casi di stupro registrati vedono coinvolta un’enorme fetta di popolazione femminile e visto che la cultura dello stupro nasce per affermare la superiorità maschile, ci limiteremo a parlare di quello femminile.

Lo stupro è, quindi, un modo per affermare il potere di un sesso sull’altro. Ciò porta l’individuo ad annullarsi, limitandosi anche nel campo professionale. La cultura dello stupro è radicata nella nostra società e non fa esclusione di sessi: anche le donne diventano carnefici e si convincono che sia un atteggiamento sano. Molte donne, ad esempio, considera la vittima di uno stupro artefice dello stesso. Per quanto riguarda “i casi di stupro registrati vedono coinvolta un’enorme fetta di popolazione femminile”.

«Se facciamo di continuo una cosa, diventa normale. Quando vediamo di continuo una cosa, diventa normale. Se solo i maschi diventano capoclasse, a un certo punto finiamo per pensare, anche se inconsciamente, che il capoclasse debba per forza essere un maschio. Se continuiamo a vedere solo uomini a capo delle grandi aziende, comincia a sembrarci “naturale” che solo gli uomini possano guidare le grandi aziende.» dice Chi­ma­man­da Ngo­zi Adi­chie nel suo libro visionario “Dovremmo essere tutti femministi“. Non è forse vero?

La cultura del terrore

«Come mai il numero delle vittime che riesce a ribellarsi ad un’aggressione fisica è sempre esiguo?»
Per rispondere a questa domanda andiamo indietro nel tempo fino alla costruzione della realtà coloniale avvenuta nel Nuovo Mondo. Gli Indiani, dominanti per numero, furono assoggettati da un piccolo numero di cristiani. Non avrebbero potuto fermare gli invasori per superiorità numerica? Ebbene, la risposta risiede in un concetto: il terrore.

Parlando del terrore non si può evitare di accennare allo “stato della morte“. L’immaginario collettivo è ricco di raffigurazioni cupe e terrificanti sulla sorte degli esseri umani dopo la morte:

«Fino a poco tempo fa, tutti credevano di sapere cosa fosse uno stupro. Ora non è più così. Il cambiamento non è certo cominciato adesso: già negli anni Settanta si inizia a parlare di stupro non tanto come un’azione, ma come un atteggiamento, un modo di pensare. Per questo viene coniata l’espressione “cultura dello stupro”, termine che serve a indicare diverse forme di violenza, non solo quella fisica.» -Di Virgilio, J. La cultura dello stupro

La violenza sessuale non è un fattore relativo esclusivamente a quella che è l’eccitazione dello stupratore, ma riguarda esclusivamente l’esercitazione di un potere sulla vittima, un oggetto privo di umanità. Questo riguarda anche il campo verbale, molte parole e offese sessiste non hanno altro scopo se non quello di “ricordare” alla donna in questione il ruolo che una società maschilista le impone.

«Lo spazio della morte è fondamentalmente uno spazio di trasformazione attraverso l’esperienza della morte, la vita; attraverso la paura, la perdita di sé e la conformità a una nuova realtà; oppure anche attraverso il male il bene. Perso nella selva oscura Dante raggiunge il Paradiso solo dopo essersi arrampicato sulla schiena di Satana. Timerman può farci da guida proprio come gli sciamani del Putumayo che fanno da guardia a chi si è perso nello spazio della morte.»- Dei, F. Antropologia della violenza

La cultura del terrore diviene quindi qualcosa che ci fa attraversare momentaneamente lo spazio della morte e poi tornare indietro.

La cultura dello stupro: gli auguri

Ogni utente del web quante volte avrà letto sui social degli “auguri di stupro” scritti sotto immagini o notizie di donne? Infinite, soprattutto se donne di successo. La motivazione nascosta sotto questi “auguri”, che ormai fanno parte del tessuto sociale, è molto semplice: Ricordare alla donna il suo posto di oggetto nella società maschilista, un oggetto privo di volontà atto solo a soddisfare i piaceri sessuali. In questo modo l’uomo deumanizza la donna ed è proprio la deumanizzazione che legittima violenza ed asimmetria di potere. Il fattore negativo è che spesso sono le stesse donne a pensarla così. La sorellanza diviene sconosciuta e la rete di protezione femminile crolla: le donne sono spesso sole anche in mezzo ad altre donne. La vittima diviene così carnefice delle sue sorelle.

Come contribuire al cambiamento

Ognuno di noi può contribuire ad esorcizzare questa cultura partendo proprio dalla quotidianità. Le donne dovrebbero cominciare ad allearsi fra di loro, costruendo quella rete di supporto sociale di cui sono attualmente carenti: bisognerebbe evitare di emettere giudizi atti a demolire una persona in quanto donna o individuare la lunghezza della gonna e l’ampiezza della scollatura come artefici di un possibile stupro. Altra piccola accortezza è inerente alle offese.

anche questo è una traccia lasciata dalla cultura dello stupro. Ci sono ancora molti tabù legati al corpo femminile che hanno come causa profonda l’egemonia e che è ancora molto difficile combattere. I passi da fare per debellare questa cultura sono ancora molti: sta a noi cominciare a cambiare.

«Culture does not make people. People make culture. If it is true that the full humanity of women is not our culture, then we can and must make it our culture.»- La cultura non fa le persone. Le persone fanno cultura se è vero che la piena umanità delle donne non è la nostra cultura, allora possiamo e dobbiamo farne la nostra cultura
Chi­ma­man­da Ngo­zi Adi­chie

Andreanahood

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...