Ogni farfalla è stata un bruco: dalla cattedra ai banchi di scuola

Recentemente mi è capitato di leggere l’estratto di un articolo della sociologa Annamaria Testa sulla fatica di leggere e il piacere della lettura.
L’articolo parla delle difficoltà oggettive che un lettore affronta quando entra in contatto con il testo; vengono posti gli accenti sull’innaturalità della postura e della direzione che gli occhi devono tenere durante l’intera attività. Ho particolarmente apprezzato il definire la lettura come una sorta di muscolo da allenare ed è questo che distingue un buon lettore da tutti gli altri. Secondo il testo, infatti, un buon lettore o un insegnante sono in grado di elaborare molte parole al minuto e questo gli semplifica il lavoro di molto.
Interessante è anche come questa loro facilità proseguire nel testo abbia fatto dimenticare a molti insegnanti le difficoltà di approccio al testo che molti studenti, non ancora abituati a questa attività, siano costretti a fronteggiare. Il ruolo dell’insegnante nel tessuto sociale dovrebbe essere quello di stimolare i ragazzi a sviluppare questo “muscolo” così importante. In che modo? Rendendo le storie appetibili e dimostrando che alla fine della montagna da scalare vi è un premio che ripagherà il lettore di tutti gli sforzi: il godersi una buona storia o la comprensione di un argomento interessante.
Agli addetti ai lavori l’autrice consiglia l’uso di una sintassi paratattica; infatti il suo utilizzo stimola la curiosità del lettore invogliandolo a continuare la lettura.
Personalmente ho apprezzato questo articolo perché cerca di creare un ponte fra due mondi apparentemente distanti: quello della classe docente e quello degli studenti disabituati alla lettura. Ai primi ricorda l’importanza del loro ruolo e del proprio approccio originario alla lettura, dando allo stesso tempo fiducia ai più giovani che spesso hanno l’impressione di dover scalare vette troppo alte e che per questo si arrendono.
Arrendersi non è mai una soluzione ma quando diventa l’unica alternativa possibile vuol dire che c’è una falla nel sistema sociale che non permette agli adolescenti di credere nella cultura. La “cultura” diventa un’utopia e la rapidità comincia a prendere il sopravvento. Non è però la società ad imporci la velocità sopra ogni costo? Fare tutto e subito, rimpinzarsi di concetti privi di nesso, acquisire competenze in pochissimo tempo. La cultura non può seguire la tempistica dei polli d’allevamento e l’efficienza muta in superficialità creando infiniti specchi in cui il mondo degli “adulti” non può far altro che specchiarsi. Gli adolescenti di oggi sono i figli di ciò che la società li accusa di essere. Se non trovano piacere nella lettura di un libro o nello studio, non dipende certo da una mutazione genetica. È un po’ come quando si parla di crisi economica, essa non è innata ma dipende da una pregressa sovrapproduzione.
Ai buoni lettori ricorderei tutto questo, a coloro che ci hanno rinunciato consiglierei di non demordere e se per ora gli potrebbe sembrare noioso è perché non hanno ancora trovato la loro ricompensa: prima o poi ogni lettore trova una storia degna di essere custodita.

Andreanahood

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