Racconto di Ottobre: Gin rivelatore (parte 1)

Introduzione

Gin: bevanda alcolica ottenuta dalla macerazione di bacche scelte di ginepro nell’acquavite diluita, che viene poi ridistillata. Si può anche ottenere per distillazione di una soluzione alcolica facendo passare i vapori, prima che si ricondensino, attraverso uno strato di bacche di ginepro o di erbe o di radici aromatiche (angelica, cardamomo, calamo, bucce d’arancio). La percentuale di alcol in volume è di solito fra 40 e 50, ma può giungere fino a 65-85.

-Tratto dall’enciclopedia Treccani-

Parte (I)

Dopo quattro bicchieri di gin capì che il nemico contro cui stava lottando da anni non era fuori da sé ma albergava nella sua mente. Le crociate combattute dagli uomini sono vinte soltanto dal tempo che prescinde da fervori umani e teorie esistenzialistiche. Il tempo scandisce in atti la tragedia umana. Sì, tragedia: epilogo della vita non è forse la morte?

Tuttavia in alcuni casi la morte muta la vita in commedia, diventandone il lieto epilogo.

La vista gli si annebbiava di tutte le teorie lette, ascoltate e dimenticate fino a quel momento.

“Ho mai vissuto?” era la domanda che si faceva strada nei meandri della sua confusione. Lo spessore di questa domanda era impercettibile e invisibile rispetto ad ogni certezza, tuttavia albergava lì da sempre. Vivere la propria vita vuol dire crescere mantenendo un occhio statico su se stessi. Il punto di vista può variare con il passare del tempo; variano anche gli scenari con attori e spettatori. L’occhio innato è sempre lì che ci osserva. Il solo fatto di riconoscerne l’esistenza conduce l’uomo alla rovina, trascinandolo verso fondali che non dovrebbe calpestare senza aver prima chiara la finale destinazione.

Aveva scoperto l’occhio.

Un odore di sigaro faceva da sfondo al suo malinconico pensare. Quanti fumatori lì in giro. Il fumo lo distolse dai suoi pensieri, o meglio ne entrò a far parte. Era sempre stato affascinato dal motivo che spinge gli uomini ad intraprendere quel vizio. I più affermavano di averlo intrapreso per curiosità o per casuale errore…come se ci si imbattesse contro un passante o un vecchio amico.

L’uomo fuma per sfidare la morte e lo scoccare delle ore. Fumando, detiene il suo tempo, scandendolo in infiniti intervallini di cui lui solo ne conosce, per impulso, il “quando”.

La presenza dell’occhio fisso sulla sua mente ora la sentiva come amplificata; pensare gli era diventato impossibile. Si tolga all’uomo l’unica naturale libertà e la sua vita cesserà di esistere.

Tic-tac: lancette ovunque.

Continua

Andreanahood

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