Specchio nero

Il “nonostante tutto” ci rende umani è la frase che mi è risuonata in testa alla fine della prima stagione di Black mirror, la celebre serie TV ambientata in un futuro prossimo distopico dove gli uomini hanno a che fare nel loro quotidiano con una tecnologia che sembra prendere sempre di più il sopravvento.

“Sembra” perché, come suggerisce il titolo, un display altro non è che uno specchio nero nel quale ci guardiamo quando è tutto spento. I personaggi della serie sono aguzzini di se stessi, la tecnologia è solo un utensile che amplifica le loro disfunzioni. L’uomo rimane fedele a se stesso nonostante i cambiamenti circostanti. Quindi, la tecnologia è un’arma? Ebbene, potrei dire che è come un coltello da cucina: il suo utilizzo dipende dalla mano che ne afferra il manico.
Black mirror mette in scena uno dei desideri a cui l’uomo aspira, anche se inconsapevolmente: l’essere onnipotente; i personaggi infatti posseggono tutti i mezzi per diventarlo. I confini fra vita pubblica e vita privata sono spesso azzerati (non ricorda forse qualche talent show dei nostri giorni?) per soddisfare il desiderio di andare oltre i confini dell’individualità portandone la condivisione alle estreme conseguenze. Le persone si ritrovano così a fare della propria vita materiale da mettere in Cloud. La tecnologia viene vista sgusciare via dalle mani uomo che la rincorre, accelerando sempre di più ma rimanendo sempre più fedele alla sua natura antieroica perché come, Achille che rincorre la tartaruga, perderà sempre. L’uomo in ogni epoca storica rimane fedele alla sua duplice natura, il suo lato oscuro non può essere azzerato, così come anche il lasso di tempo che gli occorre per maturare se stesso.

Il tempo di azione della tecnologia è più condensato rispetto al tempo di sviluppo di ogni essere umano. Un uomo che rincorre la rapidità perde a prescindere. Rapido è diventato sinonimo di efficiente, ma efficiente sarà sinonimo di umano? Perché in realtà l’uomo è figlio dei suoi errori, così come la sua evoluzione. Trovata la perfezione, sarà in grado di rimanere umano?
Perché, a mio parere, è il “nonostante tutto” che ci rende esseri umani. Sono gli errori che commettiamo a segnare dei punti fissi per l’evoluzione corretta della nostra specie.

Andreanahood

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