Il potere dei ricordi: Notte agli Scavi di Pompei

Avete mai visitato una città emersa dalle ceneri di notte? Io sì.

Il 10 agosto di quest’anno ho visitato gli Scavi di Pompei alle ore 22.00, in occasione di un’apertura straordinaria organizzata per la notte di San Lorenzo.

Di notte è tutto diverso. Gli edifici assumono un contegno diverso quando sono illuminati dalla luna. Il giorno si rivela essere solo una prova alla quale le mura non si sottraggono, assumendo una muta compostezza. Calato il sole, però, il fascino non può più essere trattenuto dallo spirito della città. Ho sentito la potenza della storia che sembrava riprendere proprio nel punto in cui è stata brutalmente interrotta. Sono solo i calchi dei corpi accovacciati a ricordare che in quei luoghi la morte aveva preso brutalmente possesso della vita.

Passeggiavo avvolta dalla calura estiva, attraversando la polvere senza prestarvi attenzione. Mi sentivo viva fra i ruderi, dove sentivo una musica tutta mia.

Non ho scattato molte foto come i turisti che erano con me. Di solito adoro serbare ricordi di ciò che i miei occhi riescono a sfiorare.

La memoria è ciò di cui la società delle immagini ci sta privando. Nulla esiste se non viene esibito. Con ciò non intendo intraprendere una filippica contro la fotografia, ma contro il suo utilizzo smodato. Sostituire completamente gli occhi con l’obiettivo ci priva di un ricordo tridimensionale: un ricordo che comprende gli odori, i suoni e le sensazioni che accompagnano gli scenari che si presentano dinnanzi ai nostri occhi.

La fredda immagine sul display di uno smartphone può eguagliare tutto ciò?

Andreanahood

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